24 | 07 | 2017

Introduzione Congresso 2008

II Principio di Skiluros

Erasmus Weddigen

Il pittore francese Imbert Mareschet (1548-1586) fu incaricato l'anno 1584 di decorare le pareti del palazzo comunale di Berna con tele che trattavano le virtù patrie e la saggezza richiesta a chi è chiamato a giudicare. Per questo tema fu ovviamente rap­presentato il biblico "Giudizio di Salomone" e un esempio poco noto tratto dalla sto­ria antica "Il re Skiluros e i suoi figli" (Fig. 1). Lo stesso racconto fu inciso dal meda­gliere Federico Fecher (1612-1653) nel 1653 in una medaglia di ringraziamento per i magistrati bernesi, vincitori di una rivolta contadina di quell'anno.

Skilur(os) era un re scita, vissuto alla fine del II sec. av. C., il cui mausoleo nella penisola di Crimea, presso l'odierna Simferopol (Neapolis Skythike), fu ritrovato intatto nel 1945 dall'archeologo P.N. Schulz. Persino la salma mummificata del re sul suo trono era rimasta in tale stato di conservazione, da permettere di ricostruire

viso del defunto con l'aiuto delle immagini sulle monete sue e su un rilievo. Meno fondata e la leggenda, che lo rese famoso fra i politici del Rinascimento, che lui sul letto di morte abbia riunito i suoi 70 figli litiganti, domandando loro di portare davan­ti a lui altrettante verghe, e che ognuno rompesse la sua: ciò che riusciva senza fatica. Skiluros ordinava di nuovo ai figli di riunire le verghe in un fascio e di romperlo. Ogni loro sforzo non fu coronato da successo, dimostrando che solo uniti sarebbero stati capaci di vincere il nemico esterno e di regolare la successione pacificamente e in concordia tra loro.

Plutarco (De garrulitate 17) e Strabone (I711, 4, 3) tramandano questa leggenda del fascio invincibile; il primo con la formula in parole concise: "Ut singula hastilia facile frangas, conjuncta non possis; ita dissidentes facile superantur, concordes haud faci­le" ("Come le singole verghe possono essere facilmente rotte, se tenute assieme non è possibile; allo stesso modo le persone in lotta tra loro Sono facilmente vinte, ma se unite non è facile vincerle").

Questo racconto sembra rimandare a tempi di convivenza comunitaria piuttosto arcaici , e dimostra la stessa cosa il padre delle fiabe, Esopo, che già nel VI secolo a.C. raccontava dell'unione realizzata con il "consensu oppositorum" fra i figli di un contadino.

Sir Mandeville, ultimo favoleggiatore fra i viaggiatori dell'oriente nel 1356 attribui­sce nel suo Travels a Genghis Khan e i suoi 12 figli la storia del mazzo di dodici frecce da rompere invano (MS Egerton 1982, Cap. 24). Più radicata nella Storia segreta dei Mon­gols (ca. 1240) sembra invece il mito mongolo della vedova antenata del Genghis, Alan Khoa, "la Bella", la quale cercava di pacificare i cinque figli nello stesso modo.

Ma noi non vogliamo trattare sulla solidità discutibile di verghe riunite, nè delle fruste littorie dei consoli romani, nè sulla soldataglia del fascismo, nè sulla furbizia solidale contadina, nè la loro oppressione per opera dei soldati bernesi, nè su certe vedove mongole di cui si tramandano esempi simili di saggezza fondata su solide tra­dizioni. C'interessa invece il tema più terra-terra e materiale del consolidamento nel restauro dei dipinti.

Non si tratta neanche di riflettere sul comportamento e le qualità dei prodotti di consolidamento a disposizione. I relatori del 4° Congresso 2008 del Cesmar7 a Mila­no hanno abbondantemente dimostrato la loro competenza nella lunga ricerca e nell'analisi approfondita di diversi materiali e metodi di consolidamento possibili. Sono stato impressionato dalla serietà e dalla complessità dei risultati perseguiti o rag­giunti, provati e messi sotto verifica: la pubblicazione negli Atti presenti mi rende feli­ce, per la quarta volta. Anche perchè questo Congresso e gli Atti che ne seguono, come per le tre precedenti occasioni, li stanno ponendo realmente al livello di Conve­gni e pubblicazioni da tempo qualificati in Francia, Germania ed Inghilterra.Volendo riflettere essenzialmente sul principio del consolidamento in sè, come nella leggenda predetta, il principio d'unità costituiva l'interesse di base. Purtroppo lo stesso principio si distingue nettamente nei due casi: l'unità ideale umana e - ohime! - reversibile, scioglibile o può essere annullata; il consolidamento materiale nel restauro invece è sempre un processo irreversibile. L'unità di natura politico-sociale rimane un sogno conservato da tutti i discendenti d'Adamo, il consolidamento rimane l'incubo del nostro mestiere conservativo.

Proviamo a guardare il leggendario fascio di verghe un po' da vicino: la sua resi­stenza è basata sull'integrità del bastone unico ottenuto con l'associazione di tanti singoli. Una volta incollati o amalgamati tra loro, la compattezza ottenuta con l'unità si potrebbe rompere unicamente e solamente tutta insieme, come se si trattasse di un elemento singolo.

Ma quante volte tirando sul suo telaio una vecchia tela impregnata abbondante­mente o foderata a cera, ci siamo meravigliati della facilità con cui si rompe? Abbia­mo malinteso la lezione del principio di Skiluros.

Le fibre tessili nella loro unione piuttosto morbida rimangono per lungo tempo elastiche. Se si infittiscono con la sporcizia del retro, si ossidano all'aria o si essiccano sotto temperatura ambientale alta, anche la loro unità s'indebolisce per la corrosione della singola fibra. Di seguito si aspetterebbe da un soccorritore o salvatore di una tela fragile, che risanasse o rinforzasse le singole fibre e non it loro insieme. I restauratori di tessili e d'opere su carta lo hanno capito da lungo tempo, ritornando a tecniche caute e leggere come il lavaggio dei prodotti di corrosione semplicemente con acqua pura; in questo modo l'impregnazione o la laminazione appartiene di solito al passato.

Noi invece abbiamo a che fare con manufatti stratificati (supporti tessili, prepara­zioni e strati pittorici, spesso anche vernici e protettivi) resi quindi compatti: il bagno ai nostri pazienti non è permesso (salvo in dimostrazioni, come quando l'indimenti­cabile Signora Mora aveva bagnato un Thanka tibetano in acqua tiepida invece che in acetone...). Nuove tecniche di pulitura dal verso, come il microassorbimento, l'ultra­suono od altre, promettono di facilitate con maggiore prudenza i nostri interventi, ma ancora normalmente noi operatori siamo fermi all'uso di diverse colle tradiziona­li, i metacrilati, i veicolanti aromatici od organici ecc...

Per parecchio tempo a molti colleghi lo sviluppo del BEVA sembrava costituire toccasana sul fronte del restauro delle tele (sempre giurando sulla loro foderatura cre­duta indispensabile). Ma con la filosofia del minimal intervention quella prassi perdeva letteralmente di peso. Gustavo Berger violava il principio di Skiluros non solo con l'uso immoderato della sua mistura, che pompava nei tessuti, ma anche colla discutibilità implicita della vendita immoderata del prodotto miracoloso stesso. Appena io gli ebbi provato, alcuni decenni fa, che si poteva operate efficacemente con un deci­mo della sua formula "magica", non mi voleva più incoronare general partner venditore del BEVA per l'Europa

Il principio di Skiluros applicato sul BEVA comporterebbe che solo le singole fibre dovrebbero essere consolidate o rivestite da una minima incamiciatura di sostanza fortificante, senza riempire il vuoto fra loro. Questo ci riusciva in molti casi con un'alta diluizione e con la ferma rinuncia all'usuale `vetrificazione` finale con calore e pressione. La sfida vera per la ricerca futura dovrebbe cercare di trovare pro­dotti per l'impregnazione o il consolidamento simili o migliori, più adeguati ai manu­fatti sui quali siamo chiamati ad operate, in questo modo minimalistico.

Nel frattempo ci rimane il compito di raffinare le nostre tecniche di rinforzo tradi­zionali, quale che sia la sostanza utilizzata, ma con qualche regola e raccomandazione:

  • Ogni trattamento generalizzato dal retro di una pittura sia preso in considerazio­ne solo nel caso in cui un consolidamento puntuale dal fronte non avesse avuto un esito positivo.
  • Ogni trattamento a pennello (o a spruzzo) dal retro dovrebbe essere attuato su una tela non smontata dal suo telaio, o anzi ri-tesa, per sfruttare meglio la capillari­tà, che per osmosi fa attirare meglio la sostanza attraverso un craquele aperto al massimo.

Il davanti del quadro non dovrebbe essere tenuto a contatto col piano di lavoro (tavola, carta siliconata, foglio di Melinex, supporto compatto qualsiasi), perchè l'iden

tico effetto capillare attirerebbe immediatamente sulla superficie dipinta la sostanza immessa, laddove non serve e inoltre ciò comporta rischi per l'opera e fatiche inutili per l'operatore, per asportarla. Nel caso in cui l'oggetto richiedesse per altri ragioni un supporto per le movimentazioni necessarie, gli basterebbe una rete a maglie larghe di filo sintetico sottile, in modo da creare un contatto minimo con l'originale.

Il materiale consolidante molto diluito attraversa il supporto tessile da dietro, cosi da formare una ragnatela finissima e brillante entro e sopra il craquele pittorico, scomparendo rapidamente a seconda della velocità di evaporazione del solvente. materiale rimanente, imprigionato, crea spesso una forza di trazione, aiutando le sca­glie sollevate a riposizionarsi da se (!). La concentrazione della soluzione consolidante si misura e quindi si decide proprio con l'osservazione e con il calcolo del tempo di riduzione di quella ragnatela momentanea. Proprio l'osservazione di questa ultima esige la possibilità di accedere al recto della pittura, facilmente e costantemente durante l'applicazione.

Ogni singola opera, cioè ogni materia pittorica ha caratteristiche e comportamen­ti propri differenti da tutte le altre; le scelte dei parametri di soluzione, calore, densità e fluidità dovrebbero essere provati prima in zone marginali, cosi come il grado di stabilità ed adesione ottenuto dopo la evaporazione del veicolante. Il microscopio dovrebbe essere qui un attrezzo di lavoro e non un puro simbolo di status professio­nale, che s'impolvera nel cantuccio solitario dell'oblio.

Gli interstizi o vani vuoti fra le fibre del tessuto trattato sono nel migliore dei casi garanti di un'elasticità relativa e duratura, impediscono una impermeabilità ai vapori e facilitano l'accesso futuro al supporto della pittura dal retro.

Ogni impregnazione è irreversibile e dovrebbe essere permessa sotto l'imperativo del minimal intervention, solo nel rispetto dei parametri minimi di pressione, calore, apporto di materiale e tensione.

Come in campo sociale e politico il principio di Skiluros, l'applicazione di tutte queste regole è una aspirazione ideale, talora una forma di utopia, proiettata nel futu­ro. Nonostante tutte le precauzioni inciampiamo sempre in infinità di situazioni e condizioni impreviste. Persino i principi di Cesare Brandi, la Carta di Venezia o i con­sigli dell'ICCROM rimangono sogni dell'artista-restauratore Pigmalione, e si diffe­renziano, si dilatano e si stemperano — o naufragano al peggio - nel momento in cui la "Bella" in carne ed ossa scende dal cavalletto (o torre d'avorio!) e viene richiesto un primo intervento "da casalinga" in monete sonanti...

Colleghi riunitevi sotto la prudenza solidale di Skiluros!

Natale 2008 Erasmus Weddigen

Re scitico Skiluros su una delle sue monete

Fig 1. Ritratto del Re scitico Skiluros, da una delle sue monete (II sec. a.C.).