25 | 11 | 2017

Pulitura

Pulitura dipinti con gel rigidi

Materiali per la pulitura dei dipinti

Molti materiali presenti sulla superficie di opere policrome sono soggetti, a causa dell'invecchiamento, ad alterazioni strutturali. Queste sono spesso associate ad alterazioni cromatiche, che possono modificare profondamente le proprietà ottiche dello strato, cioè l'aspetto estetico dell'immagine, arrivando a comprometterne seriamente la leggibilità, e quindi la fruibilità. Il moderno, e ormai universalmente condiviso, concetto del restauro come intervento finalizzato esclusivamente al ripristino dell'integrità dell'opera d'arte per permetterne la fruibilità, impone a questo punto un intervento di pulitura dell'immagine per rimuovere quei fattori di alterazione. La pulitura è una delle operazioni svolte più frequentemente nel restauro, e una delle più complesse per una serie di ragioni.

E' un'operazione sostanzialmente irreversibile, perché tende a rimuovere materiali; in più avviene in una zona vitale del dipinto, quella a diretto contatto con lo strato del colore. Tradizionalmente essa richiede l'uso di solventi organici, caratterizzati spesso da elevata tossicità e potenziale di rischio per l'integrità dell'opera stessa. Tra tutte le svariate operazioni effettuate nel restauro è anche quella che ha l'impatto più immediato con l'interlocutore dell'opera d'arte, cioè l'osservatore: anche questo aspetto ha delle notevolissime implicazioni nel determinare i criteri che regolano le modalità di un intervento specifico. Infine non è da sottovalutare come vi sia anche un fattore più propriamente "estetico", che riconduce anche un intervento di restauro al gusto di quel particolare periodo storico in cui avviene l'intervento.

Tutti questi fattori concorrono a rendere la pulitura di un'opera d'arte un'operazione particolarmente critica. L'utilizzo dei solventi organici nella pulitura è pratica comune. Efficacia e rapidità di azione, basso costo e apparente semplicità di utilizzo rappresentano, soprattutto per il restauratore privato, requisiti fondamentali che non prevedono alternative. Per questi aspetti favorevoli, in molti casi si trascurano quelli negativi: scarsa selettività nei confronti dei materiali che vengono asportati, e di conseguenza potenziale rischio per l'integrità strutturale dell'opera, e potenziale tossicità per l'operatore e l'ambiente di lavoro.

Proprio in risposta ai gravi problemi connessi all'uso di certi solventi organici, negli ultimi anni è aumentato l'interesse per metodi alternativi, soprattutto in paesi più attenti, rispetto all'Italia, a queste problematiche. In particolare, molta attenzione si è focalizzata sull'uso di sistemi a base acquosa, esenti dai problemi di tossicità associati a certi solventi organici, e contenenti principi attivi specifici in grado di agire con maggiore selettività, perciò più rispettosi dell'integrità dell'opera. L'uso dei solventi organici per certe operazioni di restauro è inevitabile, ma sicuramente deve essere più limitato e razionale: se è verificata la compatibilità dell'opera da trattare con il mezzo acquoso, l'utilizzo di questi metodi può senz'altro rappresentare una valida alternativa.

Si è operato in questo settore con una ricerca applicativa mirata ad un duplice scopo: da una parte promuovere un utilizzo più ragionato di solventi, dall'altra mettere a punto preparazioni acquose contenenti principi attivi specifici. Nel primo caso si sono valutatate e applicate alternative meno tossiche ai solventi più aggressivi comunemente usati (Idrocarburi Clorurati, Dimetilformammide, Butilammina e basi organiche, Acido Acetico). Come ausilio all'utilizzo dei solventi si è sviluppato un software specifico, che utilizza i Parametri di Solubilità e il Triangolo delle Solubilità di Teas. Nel secondo caso si sono formulate e verificate nell'utilizzo pratico diverse preparazioni in forma gelificata contenenti tensioattivi (Resin Soaps, Solvent Gels) ed enzimi.

Il lavoro è stato condotto personalmente in questi anni (dal 1995), in collaborazione con vari istituti (tra cui l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze), laboratori pubblici e privati, soprintendenze (tra cui la Soprintendenza BAS di Parma), enti di formazione (tra cui l'EnAIP Veneto-CSF di Padova). Considerevole impegno è stato speso nella divulgazione e in attività di formazione. Il primo obiettivo è stato raggiunto con la pubblicazione di numerosi articoli e libri in collaborazione con vari partners (tra cui la ditta di prodotti per il restauro Phase di Firenze, la casa editrice Il Prato di Padova), e con la partecipazione a vari seminari e convegni. La bibliografia seguente riporta le pubblicazioni. Per il secondo obiettivo, la formazione, si è attivato un corso di aggiornamento per restauratori "Materiali e metodi per la pulitura di opere policrome", proposto in circa trenta città italiane (Bellinzona, Torino, Cuneo, Genova, Milano, Bergamo, Mantova, Brescia, Cremona, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Udine, Trento, Bolzano, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Firenze, Arezzo, Lucca, Siena, Roma, Pompei, Bitonto) da vari centri di formazione ed associazioni, soprintendenze e laboratori privati di restauro.

Il lavoro prosegue attualmente in tutte le direzioni: formulazione e applicazione di nuovi materiali e metodologie, divulgazione, e formazione.

Bibliografia

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