25 | 11 | 2017

Approfondimento Vernici

Vengono di seguito riportati, in traduzione, gli abstracts di una selezione di articoli tratti dalla letteratura internazionale in materia di vernici per dipinti. Lo scopo è quello di mostrare una panoramica del percorso che la ricerca scientifica ha effettuato negli ultimi anni e divulgarlo al pubblico italiano. I più attuali, tra gli articoli selezionati, verranno pubblicati integralmente nei prossimi numeri della rivista “PROGETTO RESTAURO”, della casa editrice Il Prato.

Traduzioni a cura di Chiara Lodi (Cesmar7 e restauratrice, Modena)  e Cristiana Sburlino (Cesmar7 e restauratrice, Padova).

 

E. René de la Rie, “L’influenza delle vernici sull’aspetto dei dipinti ”, Studies in Conservation 32 (1987) 1-13.

ABSTRACT--Nonostante vi siano numerose pubblicazioni sulle vernici per dipinti, sono disponibili poche informazioni sulle loro proprietà ottiche. Le vernici tuttavia influenzano molto l’aspetto dei dipinti. Le vernici moderne sintetiche, usate dai restauratori in sostituzione delle instabili resine naturali, non raggiungono la stessa brillantezza e saturazione del colore delle vernici tradizionali. E’ stato provato che il peso molecolare e l’indice di rifrazione sono fattori chiave nel determinare le proprietà ottiche delle vernici. La tensione superficiale e quindi la composizione molecolare sono di minore importanza, considerando che le vernici di interesse pratico sono tutte a polarità relativamente bassa. Le vernici per dipinti antichi che mirano ad imitare l’aspetto di quelle tradizionali, dovrebbero avere basso peso molecolare ed un indice di rifrazione relativamente elevato.

 

E. René de la Rie, "Degrado fotochimico e termico di film di resina Dammar", Studies in Conservation 33 (1988) 53-70.

ABSTRACT-- Film di resina Dammar sono stati invecchiati per esposizione a luce e calore. I cambiamenti nei film sono stati seguiti con la spettroscopia in trasmissione UV-visibile, la spettrometria in fluorescenza e la cromatografia a permeazione di gel (GPC). Sono stati inoltre monitorati solubilità e valore di acidità dei film. Una forte autoossidazione si è verificata solo in presenza di luce, nonostante vi sia stato un ingiallimento limitato in queste condizioni. L’ossidazione porta alla formazione di prodotti contenenti gruppi polari, in particolare gruppi carbossilici acidi; di conseguenza la resina ossidata è solubile solo in solventi relativamente polari. Le reazioni di reticolazione (cross-linking) portano a prodotti con peso molecolare maggiore; ad ogni modo questo non provoca la formazione di una frazione insolubile significativa. L’ingiallimento è un processo termico secondario non-ossidativo che ha luogo tra i prodotti dell’autoossidazione. È particolarmente forte quando l’invecchiamento a calore segue l’invecchiamento sotto luce; non è inibito quando si aggiunge un antiossidante durante la fase di invecchiamento al calore o quando in questa fase si sostituisce azoto all’aria. Anche la fluorescenza sotto luce ultravioletta è per la maggior parte il risultato di reazioni termiche non-ossidative. La condensazione aldolica tra gruppi carbonilici e le reazioni di disidratazione sono probabilmente responsabili dell’ingiallimento e della fluorescenza. Film gialli possono essere facilmente sbiancati con luce a lunghezza d’onda maggiore di 400nm (luce visibile).

 

E. René de la Rie and Christopher W. McGlinchey, " L’effetto di uno stabilizzatore di luce a base di ammina impedita sull’invecchiamento di dammar e mastice in un ambiente privo di luce ultravioletta", Cleaning, Retouching and Coatings, eds. J. S. Mills and P. Smith, International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, London, 1990, 160-164.

ABSTRACT--L’invecchiamento accelerato prolungato in un ambiente privo di luce ultravioletta (UV) di film di resina dammar contenente lo stabilizzatore di luce ad ammina impedita (HALS) Tinuvin 292, mostra che, per migliori risultati, la concentrazione dell’additivo può essere aumentata al 3%, rispetto al livello del 2% precedentemente raccomandato, ed anche che l’assorbitore UV benzotriazolo Tinuvin 328 può essere omesso. Film stabilizzati di dammar durano virtualmente inalterati per 3000 h nel fadeometro e risentono solo di piccole variazioni dopo il doppio di questo tempo. Assumendo che la legge di reciprocità valga,  una vernice di dammar stabilizzata manterrebbe la sua trasparenza e solubilità per più di 136 anni in una galleria priva di luce UV illuminata a 1000 lux. Dato che i film di gomma mastice sono meno stabili di quelli di dammar, potrebbero aver bisogno del 4% di HALS per esser stabilizzati efficacemente. I risultati dei test su film di dammar e mastice contenenti HALS, invecchiati naturalmente per parecchi anni, confermano i risultati degli esperimenti di invecchiamento accelerato. La calorimetria a scansione differenziale (DSC) indica che le temperature di transizione vetrosa della resina dammar e della gomma mastice vengono abbassate dall’aggiunta di Tinuvin 292, riducendo quindi la fragilità dei film di resina. La DSC mostra inoltre che dammar e mastice si mescolano completamente con il Tinuvin 292 fino ad una concentrazione additiva del 3%.

 

E. René de la Rie and Christopher W. McGlinchey, " Nuove resine sintetiche per le vernici da dipinto”, Cleaning, Retouching and Coatings, eds. J. S. Mills and P. Smith, International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, London, 1990, 168-173.

ABSTRACT-- Sono state studiate molte resine sintetiche a basso peso molecolare (LMW) prodotte industrialmente, per il loro uso potenziale come vernici da dipinto. Le resine sono state esaminate tramite spettrometria IR, cromatografia a permeazione di gel (GPC) e calorimetria a scansione differenziale (DSC). Sono stati determinati anche gli indici di rifrazione (RI). Si è testata la stabilità dei film di resine durante l’invecchiamento accelerato in un fadeometro ad arco di xenon: le valutazioni sono state effettuate tramite spettrometria IR e UV-visibile e misurazione della solubilità. Sono stati determinati gli effetti dello stabilizzatore di luce ad ammina impedita (HALS) Tinuvin 292 sull’invecchiamento di queste resine e della resina chetonica Laropal K80, della resina chetonica ridotta MS2A e di una resina chetonica chimicamente modificata (chetone-estere). Per la maggior parte, i nuovi prodotti esaminati risultano notevolmente più stabili sia rispetto alle resine naturali che alle chetoniche e, quando stabilizzati con l’HALS, sembrano mostrano una notevole longevità anche in ambiente contenente luce UV. Anche l’MS2A e la resina chetone-estere possono essere efficacemente stabilizzate con l’aggiunta di HALS.  I restauratori di dipinti hanno testato le proprietà di lavorazione ed estetiche di due dei nuovi prodotti; le loro opinioni sono riassunte nel testo.

 

Jill Whitten, "Regalrez 1094: Proprietà e Usi" WAAC Newsletter 17, no. 1, Jan. 1995, 11-12.

SINTESI-- L’articolo si concentra su alcune proprietà e sulle possibilità di applicazione della resina a basso peso molecolare Regalrez 1094, introdotta nel restauro dal Prof. René de la Rie come uno dei possibili sostituti delle meno stabili resine naturali e chetoniche.La Regalrez 1094, testata all’invecchiamento alla National Gallery di Washington, ha, come altre resine a basso peso molecolare (l’Arkon P90 ed un’aldeidica prodotta da BASF e non disponibile per il commercio), proprietà di saturazione ed indici di rifrazione comparabili a resine quali dammar, mastice, Laropal K80 e MS2A. Differisce leggermente però, rispetto alle resine naturali, per le proprietà di manipolazione e di stesura a pennello. Si studiano le possibilità di intervenire con additivi (quali gomme dalla serie Kraton G prodotte da Shell Chemical) o con l’uso di diversi solventi (a velocità di evaporazione adeguata) per modificare le proprietà di stesura a pennello al fine di renderle simili a quelle delle resine naturali. Sono presentate poi altre modalità di applicazione della resina, sempre stabilizzata con l’HALS Tinuvin 292, impiegata negli ultimi tre anni all’Art Institute di Chicago nella verniciatura di dipinti, dalla stesura a spruzzo alla possibilità di aggiungere cera paraffina e microcristallina per ottenere una superficie più mat.

 

E. René De la Rie, Suzanne Quillen Lomax, Michael Palmer and Christopher A. Maines, “Indagine sulla stabilità fotochimica dei film ottenuti dalle resine urea-aldeidiche Laropal A81 e Laropal A101”, Preprints of the 13th Triennial Meeting of the ICOM Committee for Coservation, Vol II, International Council of Museum, Rio de Janeiro 2002, 881-887.

ABSTRACT - Studio sulla stabilità fotochimica dei film di resine urea-aldeidiche, prodotte dalla BASF e commercializzate con il nome LAROPAL®. Il basso peso molecolare, la stabilità e la solubilità in solventi a polarità relativamente bassa permettono diverse applicazioni di queste resine, ad esempio verniciatura e ritocco. Le proprietà di due resine disponibili in commercio, LAROPAL® A81 e LAROPAL® A101, sono state messe a confronto con quelle di una resina aldeidica sperimentale (sempre prodotta dalla BASF) precedentemente testata. I campioni di film ottenuti da queste resine sono stati invecchiati in una camera di invecchiamento ad arco di xenon. Sono stati sottoposti a invecchiamento anche campioni di film addizionati con stabilizzatori HALS  (Hindered Amine Light  Stabilizer). Le resine sono risultate stabili, come provato dai test sulla removibilità a solvente, dalla spettroscopia IR in trasformata di Fourier (spettroscopia FT-IR), e dalla  cromatografia ad esclusione di taglia (SEC).  Per ottimizzare la stabilizzazione si raccomanda l’uso di un additivo stabilizzante.

 

Mark Leonard, “Osservazioni sull’uso e sull’aspetto di due nuove resine sintetiche per la verniciatura dei dipinti”, Cleaning Retouching and Coatings, eds. J.S. Mils and P. Smith, International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, London, 1990, 174-176.

ABSTRACT - Sono state proposte due nuove resine sintetiche per la verniciatura dei dipinti. E’ stato escogitato un metodo per stabilire un confronto tra queste resine e la resina mastice. La mastice e le resine sintetiche sono state applicate utilizzando tecniche molto simili. Sono state determinate le concentrazioni appropriate per le soluzioni delle resine sintetiche. Aspetto e lavorabilità delle vernici a base di resine sintetiche reggono bene il confronto con quelle a base di mastice.

 

Mark Leonard, Jill Whitten, Robert Gamblin and E. René De La Rie, “Sviluppo di un nuovo materiale per il ritocco”, Tradition and Innovation: Advances in Conservation, IIC 2000 Melbourne Congress, International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, London 2000, 29-33.

ABSTRACT – Come naturale conseguenza della ricerca sulle resine a basso peso molecolare per la verniciatura dei dipinti, è stato sviluppato un nuovo colore  per il ritocco grazie ad una collaborazione tra restauratori, scienziati che operano nel settore e una ditta produttrice di materiali per artisti. Come legante è stata scelta una resina urea-aldeidica prodotta dalla BASF, per via della sua stabilità fotochimica, della capacità di bagnare i pigmenti e della lavorabilità assimilabile a quella delle resine naturali. I colori sono solubili in solventi idrocarburici con una componente aromatica relativamente bassa, e tali rimangono anche dopo molte ore di invecchiamento accelerato.  Più di 25 restauratori hanno volontariamente sperimentato i colori per diversi anni; le loro opinioni sono state raccolte in interviste. Si sono considerate le questioni riguardanti la produzione, inclusi i benefici di un colore macinato, la durata del prodotto e l’impiego di materiali resistenti alla luce in sostituzione di pigmenti storicamente significativi ma instabili.